San Vito Chietino
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 San Vito Chietino


Il ritrovamento di reperti di età imperiale ha confermato l’esistenza di un antico e famoso porto nel territorio dell’attuale paese.

San Vito fu a lungo sotto l’egemonia dei monaci benedettini di San Giovanni in Venere; distrutto agli inizi del trecento dal conte di Manoppello, più tardi il paese venne concesso dai monaci alla città di Lanciano.
 

Lanciano cercò di migliorare il porto in funzione del proprio sviluppo come città fieristica. Ciò provocò la reazione di Ortona e una lunga contesa tra le due città; nonostante la mediazione anche di San Giovanni da Capestrano (1427) il contendere tra le due città si concluse solo verso la metà del novecento, con il riconoscimento a Lanciano dell’esclusivo dominio.

 San Vito chietino è il “paese delle ginestre”, è adagiato su di un crinale proteso verso il mare, da cui domina la costa, variegata per l’alternarsi delle rocce, del verde delle colline e del giallo delle ginestre.
 
Il borgo, il cui nucleo primitivo è ancora ben riconoscibile, presenta la chiesa parrocchiale della Santissima Immacolata Concezione, edificata nella prima metà dell’ottocento e restaurata nel primo decennio del novecento , e la chiesa di San Francesco da Paola, situata all'estremità meridionale della città e del corso Trento e Triestre.
All'interno del paese si trovano interessanti esempi di architettura civile realizzati tra l'Ottocento e il Novecento.
Tra le manifestazioni popolari è interessante la Processione a mare che si tiene l'ultima domenica di Luglio in onore della Madonna.
 
San Vito è ricordato soprattutto per l’eremo d’annunziano, una casa rurale affacciata su una piccola baia dove D’Annunzio ambientò il “Trionfo della Morte”.
È in questa natura lievemente selvaggia che il poeta trascorse un breve soggiorno nell’estate del 1899 insieme a Barbara Leoni.
Particolarmente suggestiva è la vista panoramica sulla costa caratterizzata da alcuni “trabocchi”.

A sinistra si scorge il promontorio di Capo Turchino, nei cui pressi è ancora visibile il trabocco del Turchino, “la grande macchina pescatoria” descritta nel Trionfo della Morte, il romanzo di Gabriele D’Annunzio.

21/03/2013


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